Evangelion ed il feticismo


Salve a tutti cari amici e amiche di EIF! Sono di nuovo io Leonardo con il mio secondo “articolo” riguardante Evangelion.

Innanzitutto vorrei ringraziare tutti i nostri lettori per il successo meraviglioso che sta avendo questo sito, ed è solo merito vostro, perchè è grazie al vostro sostegno che EIF può creare tutte le bellissime iniziative che tutti voi conoscete; più nello specifico ci tengo a dire un sentito “grazie” ad uno di voi, cioè a Marco Francescato, infatti è stato grazie ad una conversazione con lui che è nata l’idea per questo articolo, anzi devo ammettere che è stato lui stesso a consigliarmelo, quindi “arigatou!”

Prima di passare alla trattazione vera e propria, ci tengo a fare una premessa, o più che altro, a rendervi partecipi di qualcosa a cui ho fatto caso nelle ultime settimane.

Ho notato, da degli sguardi rapidi all’interno del nostro gruppo Facebook, che uno dei sentimenti a prevalere in questo periodo tra i fan di NGE è l’insofferenza per l’attesa del quarto Rebuild. Cosa c’entra questo con il mio articolo? Beh, semplicemente con questo breve articoletto, mi piacerebbe ricordare a tutti i fan, di quanto Evangelion sia, non solo un opera criptica ed enigmatica, ma sopratutto carica di riferimenti alla cultura in generale, di come quindi sia quasi impossibile cogliere ogni sfaccettatura di questo anime. Bene, dopo questo breve preambolo, passiamo all’azione.

Feticismo?

Leggendo il titolo del mio articolo, si potrebbe pensare di essere di fronte ad uno dei tanti hentai ispirati al mondo di Eva, ma vi assicuro che non è questo il caso.

Per prima cosa mi sembra ideale fare chiarezza sul termine feticismo, che infatti non significa avere un debole per i piedi di una persona!

Bensì tale concetto deriva dalla parola “feticcio”, il quale si collega ad una pratica diffusa sopratutto in Africa di divinizzare e adorare degli oggetti, detti per l’appunto “feticci”.

Nella cultura occidentale tale termine è stato assunto da due grandi pensatori, cioè Karl Marx e Sigmund Freud: il primo lo ha utilizzato in ambito economico, cioè il cosidetto feticismo delle merci; mentre il medico austriaco ne ha fatto un termine collegato alla psicoanalisi e alla sessuologia.

In Evangelion probabilmente troviamo un incontro tra i tre diversi significati del termine “feticcio”. Mi sembra fuori da ogni dubbio infatti ammettere che in Neon Genesis Evangelion vi siano degli oggetti che abbiano un significato particolarmente importante per i nostri personaggi, primo fra tutti ovviamente il famoso “SDAT” di Shinji.

Eppure il “walkman” del Third Childreen, non è l’unico “feticcio” presente in Evangelion, pertanto compito di questo mio articolo sarà quello di provare a trovare quanti più “feticci” ci siano nella serie, e tentare di analizzarli.

I feticci in Evangelion

Il primo oggetto preso in analisi è ovviamente il Sony-DAT, più comunemente conosciuto come “SDAT” appartenente a Shinji Ikari, protagonista della serie animata. Le origini di tale strumento ci sono oscure negli episodi, difatti nessuno chiede al Third Childreen dove se lo sia procurato, né tantomeno lui, introverso com’è, decide di rivelarci nulla di suo proposito. Diverso invece nel Rebuild, dove Shinji sostiene che il walkman apparteneva al padre e che lui lo ha raccolto dopo che Gendo lo aveva gettato via.

L’SDAT ha una particolarità, nella serie fa girare sempre due uniche tracce, la 25 e la 26, eccezion fatta per l’episodio 24 in cui Shinji ascolta anche l’Inno alla gioia di Beethoven. Differente invece nel RoE, infatti in 2.0, parte anche la traccia 27 e in 3.0 la 28.

Non mi metterò ad analizzare le teorie dietro a questo cambiamento, in quanto non è questo lo scopo dell’articolo, bensì proverò ad approfondire i significati dello SDAT.

Innanzitutto bisogna dire che, a mio avviso, ognuno dei “feticci” che troviamo in Evangelion ha un duplice significato, il primo è quello di “descrivere” il personaggio a cui appartengono, identificandosi con una sua caratteristica particolare; il secondo è più psicoanalitico se vogliamo, e questo ci riporta indirettamente a Freud.

Chi è Shinji Ikari? Ovviamente il protagonista della serie, il Third Children, figlio di Gendo Rokubungi e Yui Ikari, pilota dell’unità sperimentale: l’Eva 01. Naturalmente non è questa la risposta che cerchiamo qui, o meglio, non è solo questa. Chi è “realmente” Shinji Ikari? Un normale ragazzo di 14 anni, catapultato d’improvviso in una situazione tutt’altro che normale. Shinji è introverso, timido e sopratutto ripudia tutto ciò che è spiacevole. Cosa fa Shinji quando vuole proteggere sé stesso? Si rifugia nel suo SDAT, si infila le cuffie e si isola dal resto del mondo, se vogliamo, fa ciò che vorrebbe realmente fare, e cioè scappare anche se sa perfettamente che non deve fuggire. Pertanto cosa rappresenta l’SDAT? Semplicemente il carattere insicuro e introverso del nostro protagonista, egli non se ne separa mai, lo porta sempre con sé, proprio come se fosse il suo rifugio dalle cose spiacevoli. Pertanto possiamo provare ad immaginare il walkman di Shinji, come ad una sorta di etichetta che recita più o meno così “guardate sono Shinji Ikari, un insicuro ragazzo, che per trovare sollievo ha bisogno di scappare infilandosi un paio di cuffie”.

Diciamo che questa breve disamina, assolve il primo scopo del “feticcio SDAT”, ovvero quello di descrivere il carattere peculiare di Shinji, cioè quello di essere un ragazzo insicuro e timoroso.

Passando ora ad un tipo di analisi psicoanalitica, potremmo dire che il walkman, rappresenta in qualche modo il passato di Shinji; infatti è l’unico oggeto, oltre ai vestiti, che il Third Childreen possiede sin dal primo episodio, quindi a prima del suo arrivo a Neo-Tokyo 3. Come sappiamo Shinji è un tipo molto restio al cambiamento, prova di ciò è proprio la continua ripetizione delle tracce 25 e 26, per cui il suo attaccamento allo SDAT lo si può interpretare come un non-voler abbandonare il suo passato, a maggior ragione se vogliamo prendere in esame anche i Rebuild, dove il walkman può essere inteso come il legame con il padre, di cui lui vorrebbe sbarazzarsi, ma non può, quindi lo SDAT continua a tornare nella sua vita, proprio come suo padre Gendo.

In più potremmo aggiungere che Shinji, nel Rebuild (poiché nella serie non ne conosciamo la provenienza), si riveda fortemente nell’SDAT, difatti egli proprio come il walkman, è stato buttato via da Gendo, poiché gli risultava inutile.

Passiamo ora ad Asuka. Secondo il mio modesto parere il “feticcio” della nostra rossa tutto pepe, è senza dubbio la bambola.

Procedendo allo stesso modo di Shinji, se ci chiediamo chi sia realmente Asuka S. Langley, arriveremo alla conclusione che sia una persona che finge sicurezza, ma in realtà nasconde un grande dolore e malinconia.

Questo tratto del suo carattere è secondo me, rappresentato dalla bambola. Infatti chi è Asuka se non una “bambola”, ovvero una bambina che si finge adulta? Potremmo dire che è come se la Second Childreen giocasse a fare la grande, e questo suo atteggiamento lo ritroviamo non solo nei lunghi monologhi degli ultimi episodi, ma anche nel suo rapporto con Shinji e nell “provarci” con Kaji. Lei si sente superiore agli altri e le piacerebbe fare “le cose che fanno i grandi”. In realtà, come noi ben sappiamo, quella di Asuka è solo parvenza di sicurezza, infatti si dimostrerà ciò che realmente è, solo nel momento in cui tutte le sue certezze verranno minate e distrutte.

Fino a qui abbiamo descritto come la bambola definisca in qualche modo il carattere di Asuka, ora come già fatto con Shinji, passerò a spiegare cosa simboleggi la bambola dal punto di vista psicoanalitico.

Tutti noi fan ben ricordiamo la scena del suicidio della madre della Second Childreen. Kyoko Zeppelin Soryu, ormai incapace di distinguere sua figlia Asuka da una bambola, si suicida insieme al pupazzo, convinta di aver posto fine anche alla vita di Asuka, che invece nel frattempo si reca nella stanza d’ospedale dove la madre è ricoverata, per poterle annunciare con gioia di essere stata scelta come pilota di un Evangelion. Asuka entra e si trova davanti questa atroce scena. La potenza di questa esperienza è tale da cambiare la Second per sempre, la bambola “uccisa”, rappresenta a mio avviso, l’infanzia strappata via ad Asuka. Lei decide che non sarà più una bambina, lei riuscirà a fare “a meno del papà e della mamma”. Crescendo Asuka vivrà sempre con questo fardello, il fatto di non aver potuto avere un infanzia come quella dei suoi coetanei, la porterà a dare tutta la sua vita nell’apparire, nel dover per forza apparire forte, sicura di sé, incapace di affezionarsi e così via.

Dopo esserci dedicati alla rossa, passiamo ora a Rei Ayanami, probabilmente il personaggio più enigmatico dell’intera serie.

Tutti conosciamo la First Childreen, clone di Yui Ikari e pilota dell’unità 00.

Se io vi chiedessi qual è secondo voi il “feticcio” della bella Rei, voi cosa mi rispondereste? Beh senza dubbio gli occhiali di Gendo che custodisce gelosamente in camera sua.

Per quanto riguarda Rei, la parte relativa al carattere la trovo particolarmente ostica, sinceramente penso che Ayanami sia il personaggio che maggiormente si evolve durante tutto l’arco della serie, tanto da arrivare a rifiutare Gendo in EoE, per correre in aiuto di Shinji. Con lei sorge un ulteriore problema, ovvero, a quale Rei dobbiamo riferirci? Poichè come chi ha seguito NGE certamente sa, esistono 3 Rei differenti. La prima è solo una bambina e la vediamo nell’episodio 21, uccisa da Naoko Akagi; poi abbiamo Rei II, che ci accompagnerà praticamente per l’intera durata della serie, fino ad episodio 23, durante il quale si sacrificherà nello scontro con Amisrael 16° Angelo, infine abbiamo la terza Rei presente dalla fine dell’episodio 23 in poi.

Cosa rappresentano quindi gli occhiali? Beh qui credo dovremo soffermarci solamente su cosa essi significhino per Rei, ovvero l’affetto di qualcuno. Per capire bene questa frase, è necessaria un ulteriore analisi della First Children come personaggio. Rei sa di non essere propriamente “umana”, lei ha bassissima considerazione di sé, si sente sostituibile, e prova di ciò sono sopratutto i suoi continui tentativi di sacrificarsi, sapendo infatti che vi sono molti altri cloni pronti a prendere il suo posto. Possiamo quindi facilmente intuire, per qualcuno con una simile concezione di sé, come possa sembrare bizzarro se non addirittura assurdo, correre in soccorso di un “oggetto” come lei. Ecco perchè gli occhiali assumono un importanza fondamentale per Rei, sottolineamo anche il fatto che si sono danneggiati e non sono perfettamente integri, cioè lei li identifica con il sacrificio fatto da Gendo per salvarla.

Gli occhiali diventano una reliquia per la First Childreen, essi vengono conservati all’interno di una custodia e fanno da filo conduttore per lo sviluppo e la crescita di Rei.

Per concludere il discorso relativo alla First Childreen e sottolinearne il conflitto interiore, vorrei citare una delle scene conclusive dell’episodio 23, nel quale Rei a mio avviso prende per la prima volta veramente cosciente di sé, ovvero nel momento in cui stringe gli occhiali di Gendo con rabbia perchè lui non la lascia morire. Lì per me, nasce la Rei che poi rifiuterà lo stesso Gendo in The End of Evangelion.

Proseguendo ora con l’analisi degli oggetti fondamentali in Evangelion, si arriva al ciondolo di Misato.

Partiamo dal presupposto che la mia teoria a tal riguardo si fonda sul fatto che tale ciondolo, che è a forma di croce, rappresenti un simbolo religioso oltre che un mero ornamento.

Misato Katsuragi è un dei personaggi “eroi” di Evangelion, lei è capo del reparto esecutivo della Nerv, oltre che la tutrice di Shinji e poi di Asuka.

Naturalmente, come gli altri personaggi della serie, Misato vive un rapporto conflittuale con suo padre e il suo passato. Egli era uno scienziato rimasto ucciso durante il Second Impact, morto per salvare sua figlia, dunque Misato decide di entrare a far parte della Nerv per poter vendicare suo padre.

Dal punto di vista caratteriale, dando per vera la premessa con cui è partita la mia disamina del ciondolo, esso a mio avviso rappresenta la “fede” di Misato.

Cosa intendo per fede? Naturalmente non il comunce concetto di fede religiosa, almeno non solo quello. Come tutti noi fan di Evangelion sappiamo, il maggiore Katsuragi oltre ad essere una donna all’apparenza molto seria, nella vita privata è piuttosto “trasandata”, ma la sua peculiarità è senza dubbio quella di proporre piani dalle bassissime percentuali di successo, che però puntualmente raggiungono lo scopo, ovvero distruggere il nemico e salvare la vita non solo dei membri del quartier generale, ma anche di coloro i quali devono affrontare gli angeli, ovvero i piloti.

Tutto questo per dire cosa? Semplice, su cosa poggiano i “pazzi” piani di Misato, se non sulla sua totale fede/fiducia nei Childreen e negli Eva? Ecco perchè a mio avviso il ciondolo definisce questa parte fondamentale del carattere di Misato, che la controppone, a tutti gli altri membri del quartier generale, in particolare Ritsuko e Gendo.

Dal punto di visto psicoanalitico invece, così come per tutti gli altri personaggi visti sino ad ora, il ciondolo rappresenta il rapporto con suo padre e il suo passato. Misato non aveva un buon ricordo del Dr. Katsuragi, difatti egli abbandonva spesso la famiglia, per amore delle sue ricerche e questo segnò profondamente la piccola Misato. Paradossalmente però, l’avvenimento che più di ogni altro crea disagio al nostro maggiore, è il sacrificio di suo padre per salvarla poiché per lei inaspettato, un po’ lo stesso discorso già fatto per Rei.

Quindi a questo punto nasce il conflitto e il paradosso: Misato che non vuole essere come suo padre, ne segue però le tracce e ritrova la vera sé stessa solo nella sua ombra. Fondamentale, come è la stessa Misato a suggerirci, è il rapporto con Kaji, ma più in generale con gli uomini, che mostrano il conflitto con suo padre; infatti lei tende a rivedere la figura paterna negli altri uomini e, di conseguenza, non riesce ad avere una relazione stabile e duratura.

Personaggio in netta contrapposizione al maggiore Katsuragi è senza dubbio il capo del reparto di ricerca: Ritsuko Akagi.

Il personaggio di Ritsuko è senza dubbio uno dei più affascinanti della serie, come tutti gli altri, anche lei vive un rapporto conflittuale con un genitore, in questo caso sua madre, che da un lato ammira come ricercatrice, ma dall’altro disprezza come donna.

Proprio per questa ragione, come oggetto rappresentativo della scienziata, attuando forse una piccola forzatura, ho scelto il Magi System.

Il Magi System è il sistema computerizzato che controlla l’intero quartier generale della Nerv, proggettato da Naoko Akagi, madre di Ritsuko, è basato su un sistema democratico a maggioranza, infatti una decisione per divenire operativa deve essere prese all’unanimità dai tre computer chiamati Magi: Baltasar, Melchior e Casper. Per poter ricreare il conflitto tipico delle discussioni tra umani, Naoko ha implementato nel sistema i tre lati del suo animo: il suo essere come donna, il suo essere come scienziata e il suo essere come madre.

Mi pare ovvio pertanto quanto il Magi System rappresenti per Ritsuko, difatti lei è identica alla madre, a suo stesso modo dedica la vita alla ricerca, come lei si innamora dello stesso uomo, Gendo.

La stessa Ritsuko nell’episodio 13, ci mostra il rapporto conflittuale con sua madre, e allo stesso tempo quanto i Magi rappresentino per lei, difatti non è un caso che l’ultimo computer a rimanere in funzione dopo l’invasione dell’undicesimo angelo Iruel, sia Casper che racchiude la personalità di sua madre come donna.

Ovviamente tale spiegazione mi evita la solita analisi, infatti dal punto di vista caratteriale il Magi System rappresenta la Ritsuko scienziata, mentre dal lato psicoanalitico, ancora una volta abbiamo il rapporto con un genitore.
E’ curioso notare come Misato e Ritsuko siano opposte perfino nella figura genitoriale con cui sono in conflitto, infatti mentre per l’una è il padre, per la seconda è la madre.

Termino qui la mia analisi sui personaggi, citando gli ultimi due che sono Kaji e Kensuke.

Ho deciso di trattarli insieme e rapidamente poiché abbiamo poche notizie sul loro passato e sono personaggi poco approfonditi nella serie, per cui mi concentrerò solamente sulla loro personalità.

L’oggetto che ho scelto per il signor Kaji è il cocomero, ma se vogliamo, più in generale l’agricoltura o comunque l’atto di dare la vita e far crescere qualcosa. A mio avviso tale passione di Kaji, rappresenta la sua indole paterna, la mia considerazione non è campata in aria, in quanto la possiamo constatare sopratutto dal suo rapporto con Shinji.

Invece per Kensuke ho optato per la telecamera che porta sempre con sé, essa a mio avviso rappresenta l’essere spettatore da parte del giovane. Egli vorrebbe essere protagonista, diventare pilota di un unità Evangelion, ma il suo destino è un altro, ovvero quello di filmare e vedere, attraverso la sua telecamera, le gesta dei suoi amici.

Le unità Eva

L’ultimo paragrafo di questo mio articolo ho deciso di dedicarlo alle 3 unità Evangelion, ovvero: 00, 01 e 02, i cui piloti sono rispettivamente Rei, Shinji e Asuka.

Ci tengo a precisare che non mi occuperò della trama, né tantomeno parlero nel dettaglio degli Eva, in quanto non è questo lo scopo della mia indagine, il mio obbiettivo è semplicemente quello di parlare rapidamente, di cosa le unità rappresentino per i nostri personaggi, e di come essi siano, se vogliamo, i maggiori “feticci” dell’intera opera.

Ancora una volta inizierò dal protagonista, Shinji Ikari. Come sicuramente tutti noi sappiamo, nell’unità 01 è racchiusa l’anima di Yui Ikari, madre di Shiji. Il rapporto del Third Childreen è conflittuale con la sua macchina umanoide, difatti egli inizialmente la ripudia, si rifiuta categoricamente di salire a bordo, in quanto reputa impossibile che un normale ragazzo di 14 anni, possa pilotare l’Eva e combattere gli Angeli. In seguito Shinji diventa quasi dipendente dall’Evangelion, poiché, dopo essere stato lodato da suo padre, arriva a partorire l’idea che l’unico modo affinchè gli altri si dedichino a lui, sia di affrontare i nemici con lo 01.

Nonostante questi due momenti antitetici, il legame di Shinji con l’unità 01, non sarà mai ben definito e continuerà ad essere una sorta di lotta interiore tra la voglia del pilota di rifuggire le cose spiacevoli e il suo desiderio di essere lodato dalle altre persone.

E’ solo negli ultimi due episodi della serie, durante il Perfezionamento, che Shinji affronterà definitiviamente i suoi demoni e, si farà finalmente piena chiarezza, sul suo rapporto con l’Evangelion, tanto che Shinji ammetterà inizialmente di non riuscire a pensare ad un sé stesso che non piloti l’Eva, mentre sarà messo in guardia da Asuka di non fare in modo che lo 01 diventi il suo tutto, altrimenti nel momento in cui egli, per qualunque motivo, non dovesse più essere in grado di pilotare l’Evangelion, la sua vita perderebbe di senso.

Cogliamo l’assist, per passare proprio ad Asuka e allo 02. Il rapporto della Second Childreen con la sua unità è differente rispetto a quello di Shinji, ma proprio nel loro essere diversi, sono in realtà uguali.

Asuka pilota con orgoglio il suo Evangelion e il motivo è semplice: lei sale a bordo dello 02 per sé stessa, per avere un senso e dimostrare a tutti quanto è brava.

In tale contesto dobbiamo necessariamente richiamare in causa il passato di Asuka. Lei, proprio come Shinji, si sente abbandonata dai suoi genitori, solo che a differenza del Third Childreen, ha deciso di reagire facendo a meno degli altri e contando solo su sé stessa.

Proprio per questo pilotare l’Eva 02, diventa tutta la sua vita, lei scappa dal suo dolore e lo ripone dentro l’Evangelion.

A causa di ciò Asuka non riuscirà a sopportare, dapprima il fatto di dover collaborare con gli altri due Childreen per poter vincere in battaglia; in seguito, di essere stata superata da Shinji durante i test.

Questi, che lei reputerà dei fallimenti, la porteranno a diventare un peso per la Nerv, e quindi a “sparire” come personaggio.

Infine arriviamo a Rei. Il rapporto tra la First Childreen e l’unità 01, ci viene spiegato dalla stessa Rei sin dall’episodio 7, quando, alla domanda di Shinji sul perchè pilotasse l’Evangelion, lei risponde dicendo che esso è il suo legame con tutti, in quanto non possiede nient’altro.

Come possiamo notare da questi brevi disamine, i tre piloti condividono lo stesso tipo di legame con gli Eva, ovvero di dipendenza.

Conclusioni

Vorrei conlcludere con delle riflessioni personali. A mio avviso, in Neon Genesis Evangelion, tra le altre infinite interpretazioni che gli si possono attribuire, si trova senza dubbio anche una forte critica alla società, non solo giapponese, ma capitalistica in generale, e tale critica la possiamo individuare proprio nel rapporto tra i piloti e gli Eva.

Il feticismo è un fenomeno nato presso alcuni popoli africani, come ho scritto nell’introduzione, ma esso ha assunto i suoi connotati più forti e gravi nella nostra società contemporanea; difatti noi, proprio come gli indigeni adoravano degli oggetti a tal punto da considerarle delle divinità, adoriamo il denaro e tutto ciò che con esso possiamo acquistare. La società occidentale ha deciso di dedicare la sua vita ai beni materiali e giudicare la gente in base a cosa indossa; così come i Childreen hanno fatto degli Evangelion il loro tutto, allo stesso modo noi lo abbiamo fatto con ciò che reputiamo sia la ricchezza. Proprio come Asuka, Rei e Shinji pensano di essere apprezzati solo se pilotano gli Eva, così noi pensiamo di poter essere amati solo se indossiamo capi firmati o sfoggiamo l’ultimo modello di smartphone, così ogni giorno, metaforicamente, anche noi saliamo a bordo dei nostri Evangelion, dimenticandoci delle cose veramente importanti della vita.

Con questo conlcludo il mio secondo “articolo” a tema Evangelion, spero vi sia piaciuto e vi diverta così come io mi sono divertito a scriverlo.

Prima di lasciarvi, ci tengo a tornare al sentimento di insofferenza dei fan di NGE al quale avevo accennato all’inizio della trattazione; mio desiderio era di ricordarvi, con questo articolo, cosa sia Evangelion, cioè un capolavoro ricco di collegamenti ad ogni tipo di cultura, per cui spero vogliate pazientare con il maestro Anno se ancora tarda a far uscire Final, poiché creare qualcosa che sia la giusta conclusione di una tale opera richiede sicuramente del tempo, dopotutto è di Eva che stiamo parlando e noi siamo fan, sinceramente vi accontentate di qualcosa di dozzinale e mediocre giusto per finire i Rebuild? Conosco già la vostra risposta perchè, sono sicuro, è identica alla mia. Saluti e grazie ancora per tutto l’affetto che ci mostrate!

  • Mirco Sironi

    bellissimo articolo 😉

  • Bondosan

    Ottimo articolo, sopratutto la conclusione azzeccatissima alla nostra società moderna.

    Anch’io ho trovato un feticcio: l’embrione di Adam impiantato nella mano di Gendo può rappresentare il rapporto fra Shinji e Gendo.

    Entrambi sono stati “abbandonati” da Gendo: Gendo è scappato dal polo sud da Adam per poi Impiantarsi nella mano il suo embrione, mentre Shinji come sappiamo è stato abbandonato da Gendo da piccolo per poi rincontrarsi all’età di quattordici anni.

    Gendo ha nelle proprie mani il futuro di entrambi, e in entrambi i casi li sfrutta per i suoi scopi personali.

    Sia Shinji che Adam sfuggiranno al controllo di Gendo.

    Shinji è chiuso in se stesso non si rapporta con le altre persone come se fosse immerso in una bachelite speciale che lo isola dal mondo per proteggersi…..proprio come Adam!

    P.S un altro feticcio che gli amici di Dummy System hanno scovato sono i gatti sulla scrivania di Ritsuko.
    http://www.dummy-system.com/ritsuko-e-maya/

    P.P.S aspetto con trepidazione il tuo terzo articolo.

  • Serse Russo

    Articolo interessante! Mi trovo però in disaccordo riguardo alla conclusione. Trovo che l’interesse di Anno nella critica sociale arrivi fino a dove gli possa essere funzionale per parlare di individui. Legare dei contenuti direttamente a una critica al capitalismo-consumismo mi sembra forzato.