Anima dei Lilin – Personaggi: Shinji e Asuka


Eccoci giunti al secondo appuntamento con l’Anima dei Lilin. Ci è voluto molto tempo, avete pazientato a lungo, ma ora è qui, nudo e crudo, con il testo da noi originariamente scritto e fornito a Sabaku no Maiku. Uno sforzo enorme per noi e per lui, lo sarà sempre più, ma i risultati saranno esponenzialmente migliori, mano a mano che si andrà avanti.

Buona lettura, Lilin!

Testi a cura di Sebastian Marcelli, Ivan Dornetti, Ivan Carminati, Ottavio Maugeri, Domenico Loiotine.

Shinji

Evangelion è, prima di tutto, una storia di maturazione.
La storia di un ragazzo che affronta il dolore nel contatto con gli altri, ed impara, poco a poco, ad accettare quella sofferenza come parte del significato della vita.
Se è vero che il pilastro portante di ogni storia risiede nel proprio protagonista, Evangelion trova, nel personaggio di Shinji Ikari, la concretizzazione di questo percorso di crescita.
Un protagonista atipico, caratterizzato da una miriade di paure ed imperfezioni, ed allo stesso tempo estremamente comune, così simile a tanti altri suoi coetanei.
Il Third Children incarna la diffidenza, la paura e soprattutto l’insicurezza di un ragazzo gentile, un animo instabile e delicato come il vetro… terrorizzato dal rapporto con gli altri, ed al contempo incapace di vivere seguendo un proprio autonomo percorso.

Ma cominciamo dal principio.

Shinji è anzitutto figlio di Gendo e Yui Ikari, figure di spicco dell’organizzazione Gehirn, ed è proprio nel suo legame con i genitori che si radicano le fondamenta della sua impronta caratteriale.
All’età di tre anni, Shinji assiste impotente alla scomparsa della madre, Yui, durante l’esperimento di attivazione dell’Unità-01, e viene abbandonato dal padre alle cure di un tutore.
Questo primo, violentissimo distacco dai genitori provoca una frattura inevitabile tra Shinji ed il mondo esterno, portando il ragazzo a crescere lontano dagli affetti e da ogni forma di comprensione, sviluppando una chiusura totale nelle relazioni verso il prossimo.
Shinji è un ragazzo insicuro e dall’indole remissiva, che cela dietro una maschera di gentilezza la sua incapacità di comprendere e di essere compreso dagli altri. Il trauma della scomparsa della madre e dell’abbandono del padre hanno portato Shinji a percepire se stesso come un individuo in profonda contraddizione: immeritevole dell’affetto altrui, ed al contempo terrorizzato dall’idea di poter essere odiato o ferito dal suo prossimo.
Un contrasto che viene definito come “il dilemma del porcospino”, che nel suo tentare di avvicinarsi agli altri tenta in tutti i modi di evitare di ferirli, e di essere ferito a sua volta.

Shinji in principio sembra vivere in assoluta passività, semplicemente facendo tutto ciò che gli viene chiesto di fare, proteggendo se stesso dal conflitto con gli altri ed al contempo dimostrando un represso desiderio di accettazione.
Questo desiderio è tanto forte da spingere il ragazzo a forzare i propri limiti, nel tentativo di l’attenzione che suo padre non gli ha mai rivolto.
Nel suo rapporto, sebbene a distanza, con Gendo, Shinji definisce il suo modo di agire ed interagire con il mondo esterno: la ricerca dell’approvazione di un padre scostante lo porta a pilotare l’Evangelion-01 nonostante la paura ed il profondo senso di inadeguatezza; la vicinanza tra il Comandante e Rei lo spinge a cercare un legame con la ragazza; infine, ricevere le tanto agognate lodi di Gendo dona a Shinji una nuova risolutezza nell’affrontare il mondo.

Tuttavia, la fragilità della fiducia che Shinji nutre verso se stesso e il suo prossimo non può che portare a conseguenze devastanti.
L’insicurezza di Shinji lo spinge spesso e volentieri a fuggire dalle situazioni spiacevoli o dolorose, a chiudersi in se stesso e ad isolarsi dal resto del mondo. L’S-Dat, il lettore musicale del ragazzo, si fa simbolo dell’esclusione che Shinji impone a se stesso rispetto agli altri: Misato, Asuka, Rei, lo stesso Gendo; nessuno può capire Shinji, allo stesso modo in cui lui non è in grado di capirsi.

Con il progredire della storia veniamo messi di fronte ad un protagonista lacerato dal dubbio e dalle contraddizioni, disperatamente dipendente dalle lodi di un padre che, alla fine, lo tradisce, esattamente come dieci anni prima, e lo costringe a mettere in pericolo la vita di uno dei suoi amici.
Spinto dall’inevitabile egoismo che caratterizza la sua età, Shinji ricerca il contatto con le altre persone solo per accudire se stesso, e solo per poi rimanerne deluso, come accade con Misato, o per fallire nel comprenderle, come accade con Asuka.

Sovrastato dal desiderio di fuggire, ma incapace di vincere il proprio senso di colpa, Shinji affronta la sua prova definitiva nello scontro con Zeruel, il quattordicesimo angelo, che sancisce un momento fondamentale nella crescita del ragazzo, finalmente in grado di sopprimere paura ed egoismo, al solo scopo di fare ciò che è giusto.

Ma, come accade del resto nella vita di ognuno di noi, raggiungere un gradino più in alto nella propria maturazione non preclude certo la possibilità di sbagliare ancora, e di precipitare nuovamente nell’abisso.

Gli eventi successivi portano Shinji a rimettere in discussione tutto il percorso da lui affrontato.
In seguito alla fusione con il nucleo dell’Eva-01, Shinji entra in contatto con l’anima della madre, Yui, e riflette sul suo rapporto con gli altri e sulla ragione per cui continui a pilotare l’Eva, e comprende che l’abbandono da lui subito ed il suo desiderio di fuga non sono che due facce della stessa medaglia.
L’allontanamento di Asuka, la morte di Kaji, sua figura adulta di riferimento, e la sua incapacità di affrontare la disperazione di Misato,  lo pongono di fronte alla realizzazione di non essere nient’altro che un bambino.
Infine, la rivelazione in merito alla vera natura di Rei lo porta a rifiutare anche l’ultimo suo contatto con il prossimo.

Rimasto profondamente solo, Shinji sembra ritrovare una fonte di serenità solo nell’arrivo di Kaworu Nagisa, con il quale instaura immediatamente un legame.
Per la prima volta, Shinji riacquista la speranza nelle sue relazioni con il prossimo, ed il suo desiderio di solitudine, per un interminabile istante, viene lasciato da parte.
Kaworu sembra essere l’unica persona in grado di comprendere ed accettare Shinji per ciò che è, donando al ragazzo la cosa che più desidera e che non è mai riuscito ad ottenere: un sincero ed incondizionato affetto.

Ma quando Kaworu rivela la propria natura di Diciassettesimo Angelo, anche l’ultima luce nell’animo di Shinji sembra spegnersi per sempre. Tradito dall’unica persona che l’abbia mai compreso e per cui abbia mai provato affetto, Shinji si trova davanti alla scelta definitiva: la salvezza del mondo, o la vita della persona a lui più cara.

La decisione di uccidere Kaworu con le proprie mani lascia Shinji devastato, incapace di affrontare nuovamente il mondo e le persone che lo abitano. Smarrito ed angosciato, il ragazzo arriva a confessare di provare ormai paura anche per le persone a lui più vicine, nonostante sia incapace di ricercare aiuto altrove.

Shinji, ormai privo di ogni volontà di vivere, assiste passivamente agli eventi durante l’attacco finale della SEELE, e, nel preludio all’attuazione del Perfezionamento, è costretto ad affrontare un’ultima volta le profonde ferite del suo animo.
Posto davanti alle frustrazioni ed alle paure di cui sono intrise le sue relazioni con gli altri, Shinji ancora una volta rifugge il dolore: Il suo disgusto nei confronti di Misato; la sua incapacità di comprendere Asuka; la sua paura verso Rei; la distanza che lo separa da Gendo.
Solo, disperato, e straziato dall’invalicabile contraddizione tra i suoi sentimenti ed il suo desiderio di essere amato, Shinji annuncia la sua sentenza sul mondo:

Nessuno mi vuole, allora morte, morte a tutti

Tuttavia, è proprio nell’attuazione del Perfezionamento che Shinji riesce, finalmente, a trovare una risposta.
Nell’unione di tutte le coscienze in una sola, nell’abbattimento delle barriere dell’animo umano, nella totale ed incondizionata unione di tutte le volontà del pianeta, Shinji può finalmente comprendere, e comprendersi.
Intuendo la natura dell’animo umano e delle relazioni tra le persone, Shinji coglie infine il più importante insegnamento insito nell’opera di Hideaki Anno: che i sentimenti non possono che derivare dalle interazioni con il prossimo, per quanto esse possano essere dolorose.

Comprendendo che l’unico modo per poter vivere è tramite il rapporto con gli altri, il ragazzo rifiuta il Perfezionamento, arrestandone il decorso, ed accetta di ricominciare a vivere un’esistenza in relazione con gli altri, anche a costo di ferirli ed essere ferito a sua volta.

Al termine del Third Impact, però, Shinji sembra essere ormai giunto oltre la soglia della follia, incapace di mettere in atto quanto appreso: nonostante la sua crescita, nonostante l’accettazione della vita per ciò che è, e nonostante la volontà di riscoprire l’affetto nel suo prossimo, Shinji dimostra ancora una volta la sua indole distruttiva, proprio nei confronti della persona che più di ogni altra desidererebbe comprendere, e che più di ogni altra continua a respingerlo.

Il suo sguardo, vuoto.
Le sue mani, intorno al suo collo.

Ma se esiste una possibilità, un barlume di speranza per la redenzione di Shinji Ikari, esso non può che risiedere in lei.

La ragazza che desiderò vivere senza l’aiuto di nessuno.
Asuka Soryu Langley.

 

Asuka

Asuka Soryu Langley, nazionalità tedesca, Second Children, e pilota dell’Unità Evangelion 02.

Ragazza apparentemente forte, sicura di sé e volenterosa di affermare le proprie capacità su quelle degli altri. Ma non è questa la sua vera indole.
Già a partire dal character design la ragazza appare singolare: capelli ramati, occhi azzurri.
Lo stesso Sadamoto affermò che concepì Asuka in modo che occupasse un ruolo da «idol» nel mondo di Evangelion, da qui il suo aspetto appariscente rispetto a quello degli altri protagonisti, in diretto contrasto e compensazione con quello di Rei Ayanami.

Asuka nasce da Kyoko Zeppelin Soryu e da padre ignoto, di cui conosciamo solo le origini, americane.
Asuka è ancora bambina quando Kyoko, scienziata dedita al Progetto E presso la sede tedesca del Gehirn, partecipa allo sviluppo della Unità 02, dove viene selezionata come soggetto per l’esperimento di contatto con il nucleo dell’unità stessa.
Durante l’esperimento, l’anima Kyoko entra in contatto con il nucleo dell’unità, portando la donna a soffrire di instabilità mentale per poi essere ricoverata in un istituto di cura. Il padre della bambina inizia una relazione con una dei medici curanti della moglie, con cui poi trova unione nel matrimonio, ed Asuka è costretta a vivere due realtà estremamente dure per una bambina.

Kyoko giunge al non riuscir più a riconoscere sua figlia, confondendola con la bambola di quest’ultima, per poi trovar infine quiete nel suicidio, morte cui Asuka assiste.
La piccola si trova dunque ad affrontare un trauma che le impone di crescere in fretta, di cercar di diventar una donna, per poter fare affidamento su sé stessa e nessun altro, volendo dimostrare di non aver bisogno di niente e nessuno.

Al funerale della madre, Asuka non piange, e nel periodo successivo non cade in depressione, ma assume invece un comportamento di ripicca nei confronti della madre e di tutti quelli che la circondano.
Decide di vivere per se stessa, di non aver bisogno né di un padre, né di una madre.
Con questa presa di posizione, Asuka sceglie di uccidere la propria infanzia, forzarsi a crescere, cercare di diventare adulta senza alcun punto di riferimento.

Questa sua necessità trova uno sfogo a bordo dell’Eva-02, unico luogo dove può dar sfoggio delle sue capacità.
Asuka considera l’Evangelion solo come una bambola, uno strumento per ottenere il riconoscimento che merita da parte degli adulti, che lei stessa ripudia in quanto esseri egoisti.

Il suo disprezzo nei confronti degli adulti è senza riserve, se non nei confronti di un solo uomo: Ryoji Kaji, il suo tutore, il suo modello, nonché il suo primo vero amore, ed il motivo che la porta a voler crescere e diventar donna.
Ad emergere in Asuka non è solamente un desiderio infantile di maturazione, dal momento che al risveglio sentimentale va ad affiancarsi, inevitabilmente, anche la dimensione dello sviluppo sessuale, di cui Kaji è motivazione ed obbiettivo.
Le avance della ragazza, tuttavia, non trovano che un’educata indifferenza da parte dell’uomo, e questo porta Asuka a provare invidia, gelosia, e infine odio nei confronti di Misato, l’unica donna che può avere l’uomo da lei amato, sopratutto dopo che i due riprendono la propria relazione.

In combattimento Asuka si rivela agguerrita ed impulsiva, ed al di fuori dello 02 si impone sugli altri.
Tuttavia, questi atteggiamenti fanno parte di un IO improprio, un velo teso a creare una barriera tra sé e le altre persone, affinché non possano scoprire la vera indole della ragazza: insicura, bisognosa di attenzioni, delicata e spaventata.
I traumi attraversati hanno reso Asuka una ragazza incapace di vivere sola, senza continua attenzione e lodi nei suoi confronti, e rendono l’Eva un veicolo atto ad ottenere tutto ciò.

Avvicinandosi a Shinji, nel quale ricerca un’ammirazione incondizionata, l’essenza di Asuka vien pian piano sgretolata, dal momento che le attenzioni di tutti si riversano sul ragazzo, lasciandole un senso di totale abbandono.
Tutto questo va a sommarsi alle insicurezze derivate da quello che è considerabile il vero battesimo della trasformazione da ragazza a donna: il primo ciclo mestruale. Asuka affronta così non solo la sensazione di abbandono, di inutilità, ma anche quella che è una delle esperienze che può rivelarsi più traumatica alla sua età.
Il tutto, rigorosamente sola.

Ne risente così a sua volta il tasso di sincronia con l’Eva, che crolla a picco.
Asuka arriva a non riuscire più a sincronizzarsi con l’unità, sino a diventare quasi totalmente inutile ai fini della Nerv.
Dopo una devastante sconfitta contro l’Angelo Zeruel, l’Ego di Asuka viene infine annientato nello scontro con Arael: l’Angelo riesce a portare alla luce i ricordi più dolorosi e nascosti della ragazza, portandola prima alla disfatta, e successivamente ad una spirale di depressione.
Il trauma finale della morte di Kaji non può che segnare il crollo definitivo delle difese della ragazza, che fugge, ormai priva del desiderio di vivere.

A causa del suo precario stato psicologico, viene posta in coma farmacologico.
Ed è proprio a partire da questo momento che assistiamo al vero e proprio avvicinamento dei due, che si concretizza solo al termine dell’opera, portando a galla non solo la vera natura della ragazza, ma anche lo sviluppo di un sentimento nei confronti di Shinji.

Gelosia, necessità, affetto… amore.

Relazione

Quella tra Asuka e Shinji è una relazione in continua evoluzione.
L’attaccamento di Shinji per la ragazza emerge nel momento in cui il nostro protagonista viene spinto al limite della sopportazione, durante il Perfezionamento, ma il cammino verso la realizzazione del loro legame emotivo è lento e graduale.

Il loro è un rapporto segnato da una dicotomia di amore/odio che si perpetua dagli inizi fino alle fasi finali dell’opera, una situazione che viene colta non solo dalle parole, ma anche da inquadrature, silenzi, gesti.

Il primo contatto tra i due è turbolento, acceso, teso.
il medium per l’inizio della loro relazione è la battaglia, la competizione, ma anche l’imbarazzo.
Asuka, oltre che una compagna d’armi e una rivale, è per Shinji il motore del risveglio sessuale, della maturazione: la persona di cui Shinji ricercherà le attenzioni, da cui si sentirà attratto, nella quale cercherà rifugio. Dopotutto, Shinji e Asuka affrontano la loro prima battaglia insieme all’interno dello stesso Entry Plug, evento unico nel contesto della serie.

Il loro rapporto si intensifica nel momento in cui i due Children devono collaborare per la distruzione di Israfel. L’addestramento a cui si sottopongono per affrontare l’Angelo li porta ad una convivenza forzata in ogni momento della giornata, attraverso cui raggiungere una sincronia perfetta nei propri movimenti e nelle proprie intenzioni.
Questo porta i due a sviluppare un attaccamento molto forte (anche se non riconosciuto), che vacilla però nel momento in cui ad Asuka viene sostituita Rei nell’esecuzione di un esercizio: Quando nota la vicinanza tra Rei e Shinji, Asuka inizia a manifestare gelosia per il rapporto tra i due, un sentimento d’invidia inizialmente più vicino a quello, infantile, di privazione di qualcosa di proprio.
Dopotutto, Shinji esiste, almeno inizialmente, solo per ammirare Asuka.
Tuttavia, si tratta di un sentimento destinato ad evolversi.

Asuka invita Shinji a baciarla, mascherando le sue intenzioni nella noia, solo per poi respingerlo.
Shinji non può capire che Asuka altro non vuole che le sue attenzioni:

Non mi aiuti mai, non mi abbracci neppure!

Il rapporto tra i due si concretizza così in un susseguirsi di emozioni inespresse ed incomprese, in una dinamica di non-dialogo che li porta ad avvicinarsi senza capirsi, a ferirsi vicendevolmente, eppure a dipendere inevitabilmente l’uno dall’altra.
Asuka svilisce Shinji, solo per poi preoccuparsi per lui quando viene ricoverato.
Shinji ricerca Asuka, solo per poi rimanere inerte quando questa lo bacia.

Sono parole e gesti mancati, incertezze tipiche dell’età e cicatrici di traumi passati.

Durante gli eventi finali il loro rapporto subisce una impennata visiva ed emotiva, con una rappresentazione che non ha precedenti nella storia dell’animazione.
La scena di apertura di The End of Evangelion è quanto di più violento e disperatamente concreto ci si possa trovare davanti: la masturbazione di Shinji sul corpo inerme di Asuka nella stanza di ospedale 303.

Devastato dal senso di colpa per la morte di Kaworu, Shinji cerca nella figura inerme di Asuka il conforto che ha sempre trovato nel loro rapporto: la vessazione, la denigrazione e il disprezzo sono comunque espressioni di quel contatto con un altro essere umano, di quella vicinanza così impossibile tra i due, che il ragazzo insegue disperatamente.  Ma quando Asuka, incosciente, non risponde alle richieste di Shinji, il ragazzo compie la realizzazione della sua psicosi: nel momento in cui Asuka non può dargli un motivo per continuare a vivere, Shinji decide di prenderselo.

Questo è, indubbiamente, il punto più profondo toccato da Shinji nell’intera opera: la disperazione dell’impossibilità del contatto con gli altri lo porta a strappare le emozioni che prova dal corpo inerme della ragazza, a ridurla da persona a semplice oggetto del suo desiderio di accettazione.
Quello che compie è un gesto carnale che evidenzia anche la crescita sessuale di Shinji, crescita che avviene (anche se indirettamente) grazie alla Children, ma è anche un gesto che racchiude la necessità di Shinji di avere Asuka, seppur spinto dall’irrazionalità e da un impulso a lui sconosciuto, per dare a se stesso un motivo per vivere.

La realizzazione non tarda ad arrivare: Shinji, posto di fronte alle sue azioni, arriva a definirsi un mostro, e a provare una colpa pari solo a quella per l’omicidio di Kaworu. Le parole del ragazzo non possono che evidenziare ulteriormente il conflitto nato dalla dualità di amore e morte, di Eros e Thanatos:

Ho fatto cose terribili ad Asuka… sono arrivato persino a uccidere Kaworu. In me non alberga un briciolo di altruismo o di lealtà, riesco solo a ferire gli altri. E’ meglio che non faccia niente!

E, inevitabilmente, è con la morte di Asuka di fronte agli occhi di Shinji che il Perfezionamento trova il suo principio.
Un evento di sterminio che nasce da un sentimento di affetto, un amore che si esprime attraverso la morte.

Ma che significato può avere questo genere di amore?
L’amore ha origine, secondo la psicologia cognitiva, nell’infatuazione, ovvero nella passione originata dall’istinto sessuale e guidata nella scelta del compagno da elementi estetici. Quella dei due ragazzi è un’attrazione acerba, repressa, guidata dalle ingenue convinzioni di due quattordicenni.
Successivamente, è il sentimento di affetto, ovvero l’attrazione, a divenire predominante, nel momento in cui il compagno viene percepito “al di là di come appare”,  per ciò che è interiormente. Una trasformazione del pensiero, che, seppur rifiutata, appare evidente dal modo in cui Shinji e Asuka tentano di avvicinarsi: nonostante le angherie della ragazza, nonostante l’indole scostante del ragazzo.
Solo successivamente si arriva ad apprezzare il compagno “in sé e per sé”, consapevoli di tutto il proprio percorso interiore, realizzando l’amore nella forma dell’ attaccamento, della co-dipendenza vissuta come complementarietà. Il legame tra Shinji e Asuka diventa talmente importante da essere per loro necessario.

Ed è quindi nell’evoluzione del sentimento, nella progressione, seppur silenziosa, del loro legame, che possiamo trovare le spiegazioni delle loro azioni.

Quando, un’ultima volta, Shinji cerca rifugio in Asuka, e lei glielo nega, si compie il salto definitivo, lo stacco tra il mondo che Shinji desidera (un mondo anche e soprattutto in cui esiste Asuka), ed il mondo reale.
Il rifiuto di Asuka, al compimento del Perfezionamento, è la scintilla che spinge Shinji a porre fine al mondo, ma è anche quell’interazione dolorosa ma fondamentale che il ragazzo decide infine di scegliere.

E Asuka, da parte sua , rifiuta con altrettanta convinzione la realtà venutasi a creare, preferendo una esistenza improntata sul dolore e sull’amore, sentimenti intensi e reali, imperativi e veri testimoni della nostra umanità.

Al termine del Perfezionamento, Shinji ed Asuka sono soli su una spiaggia bagnata dal mare rosso.
Il tempo è passato, e la solitudine ha leso Shinji fino a renderlo incapace di distinguere la realtà.
Disperato, insicuro, forse addirittura folle, ricerca nuovamente il contatto con Asuka, ed esprime il suo bisogno di interazione nell’unico modo che conosce: quello violento, istintivo, distruttivo. Quello del dolore.

Con le mani strette ancora una volta intorno al collo di Asuka, il ragazzo riceve tuttavia una risposta inaspettata.
La mano della ragazza sul volto del ragazzo, in un gesto che è pura antitesi della sua distruttività.
Una carezza, leggera; un gesto di affetto, il primo.

Due movimenti in completo contrasto, eppure entrambi profondamente sinceri, espressivi dell’incredibile purezza di un sentimento.
E, negli ultimi secondi che ci separano dalla fine della storia, Shinji versa delle lacrime cariche di significato, di esasperazione, di dolore, ma anche di una fievole speranza di redenzione.

E la frase che conclude l’opera, quel “Che schifo” così criptico e carico di interpretazioni, è espressiva ancora una volta della dualità del rapporto che lega i due ragazzi.
Non a caso, la battuta originale pensata da Hideaki Anno avrebbe dovuto riflettere proprio la natura del rapporto tra i due, il loro legame, la loro distanza incolmabile:

Che io possa venir uccisa da uno come te… non se ne parla.

Un’esternazione di disgusto che implica il rifiuto, così come l’imprescindibile attaccamento, della ragazza verso Shinji.
La condanna, terribile, di quanto fatto dal ragazzo in quella stanza d’ospedale.
Il disagio imperante nei confronti della loro relazione: perchè amarsi, ma respingersi? Perchè amarsi, ma non comprendersi? Perchè amarsi, ma non accettarsi?

La profonda contraddizione di un amore capace solo di ferire l’altra persona.


E la consapevolezza di questo sentimento, così doloroso, eppure così insostituibile.

 

 

 

 

  • un lavoro incommensurabile, un sentito GRAZIE per questa favolosa analisi che di certo aiuterà molti appassionati

  • Christian Fabris

    Non mi trovo completamente d’accordo su alcuni punti ma é davvero un bello scritto!