Anima dei Lilin – Personaggi: Rei e Kaworu


f123y7X

Eccoci finalmente giunti al terzo episodio de L’anima dei Lilin. Vi abbiamo fatto aspettare, lo sappiamo, ma diversi fenomeni ci sono stati avversi nella produzione di questo episodio. Ma ora è qui, e potrete analizzare assieme a noi due tra i personaggi più belli dell’intera serie, Rei e Kaworu. Un grande ritardo per un prodotto di enorme qualità.

Buona lettura, Lilin!

 

I testi per l’Anima dei Lilin sono stati scritti e forniti a Sabaku da: Ivan Carminati, Ivan Dornetti, Sebastian Marcelli e
Ottavio Maugeri.

Quello di Evangelion è un mondo popolato da personaggi complessi, segnati da storie inquietanti e caratterizzati da profonde emozioni.
I protagonisti di questo racconto sono individui unici, paradigmi di personalità in continua evoluzione, che attraverso gli eventi sviluppano il proprio rapporto con gli altri, scoprendo nuovi aspetti di se stessi.
Ragazzi che affrontano un percorso che attraversa crescita e sacrificio, solitudine e tristezza, amore e dolore.

Il tema portante dell’intera opera, quello del contatto con il prossimo, è ciò che più di ogni altra cosa arriva a mostrarci il cambiamento, la progressione lenta, e spesso dolorosa, che ognuno di loro intraprende per poter affermare il proprio essere.
Nelle relazioni con gli altri, ciascuno dei protagonisti scopre il proprio posto nel mondo, i propri sentimenti, i desideri, ed il motivo che li spinge a vivere.

Rei

Laddove quello di Shinji Ikari era un percorso di maturazione, di “riscoperta” dei legami affettivi e della propria identità in relazione al suo prossimo, per Rei Ayanami si tratta quasi di un processo di creazione, volto a scoprire per la prima volta quelle emozioni date dal contatto con gli altri: Se Shinji impara a vivere nonostante il dolore insito nelle relazioni, Rei apprende il vero significato della vita, espresso proprio attraverso quel dolore.

Rei, che più di qualunque altro personaggio evolve e sviluppa un tipo di legame nuovo in termini assoluti; che dalla sua condizione di guscio vuoto, di simulacro di una persona scomparsa, arriva ad affermare se stessa come individuo, attraverso un percorso di crescita più che mai concreto;
Rei, il personaggio più misterioso, ed al contempo il più trasparente, di tutta l’opera.

Di Rei Ayanami, almeno inizialmente, non è dato sapere nulla.
Tanto la data quanto il luogo della sua nascita sono informazioni ignote, dati rigorosamente cancellati che celano un’origine di cui solo pochi sono a conoscenza.
Il silenzioso segreto che circonda la figura della First Children, e che per gran parte della storia rimane tale tanto per i protagonisti quanto per gli spettatori, è legato in maniera indissolubile alle ambizioni e ai progetti di un uomo, il comandante della NERV, Gendo Ikari.
Inizialmente, solatanto Gendo, Fuyutsuki, la dottoressa Ritsuko e i membri della SEELE conoscono la verità sulla ragazza, che più di chiunque altro è una parte fondamentale per l’attuazione del Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo: che Rei Ayanami è un clone di Yui Ikari, la defunta moglie del comandante della NERV, nonché madre del pilota dell’unità-01.

Quella di Rei è un’esistenza inizialmente vuota, priva di un significato che non sia dettato dal volere altrui: un tramite per la realizzazione delle aspirazioni dell’uomo, uno strumento la cui sorte non interessa a nessuno.
Rei nasce da una negazione fondamentale del concetto stesso di vita: non viene al mondo come realizzazione di un desiderio, ma come veicolo per il compimento di uno scopo; La First, infatti, trova la sua origine nei desideri di altre persone: nasce dall’ambizione della SEELE di poter controllare il Perfezionamento attraverso la sua unione con Lilith, con la quale condivide l’anima originale e parte del genoma, e dalla volontà di Gendo di ritrovare la perduta Yui.
Una copia, dunque, nient’altro che un’impronta lasciata da un’altra persona, un oggetto frutto dell’ingegneria genetica, e creazione artificiale dell’uomo.

Eppure, una differenza fondamentale intercorre tra la ragazza e la donna da cui ha avuto origine: Rei, pur essendone una replica a livello genetico, non possiede l’anima di Yui, ed è pertanto un individuo completamente diverso, o quantomeno separato dal suo originale.
Tuttavia, è proprio l’assenza di un’anima propria a rendere Rei, almeno inizialmente, un’entità profondamente incompleta, pur nella sua unicità.

Unicità, per altro, negata violentemente dalla sua stessa origine.
Perché la Rei Ayanami che Shinji incontra non è che uno degli innumerevoli corpi custoditi nelle profondità del Terminal Dogma: un contenitore, un oggetto prodotto in serie per essere utilizzato per gli scopi della SEELE.
Nel corso degli eventi, sono tre le Rei Ayanami di cui facciamo conoscenza: una Rei bambina, di circa quattro anni, che compare al fianco di Gendo poco dopo la scomparsa di Yui. Un prototipo difettoso, un primo tentativo unico, in quanto dotato di un’anima integra, quella di Lilith, che troverà la morte per mano di Naoko Akagi;
La Rei che conosciamo all’inizio della storia, quella che ci accompagna per quasi tutto il suo corso, è in realtà la seconda Rei a lasciare il Terminal Dogma, priva di un’anima propria e ignara del concetto stesso di emozione. È la Rei che attraverso il rapporto con gli altri non solo cresce, ma scopre il proprio posto nel mondo, i propri sentimenti e la sua ragione di vivere, e sceglie il sacrificio e la morte per annientare l’Angelo Armisael;
Infine, la terza Rei, una traccia sbiadita della persona che l’ha preceduta, incapace di colmarne il vuoto, ma che ciononostante concretizza la realizzazione del suo Io compiendo la scelta definitiva al termine degli eventi della serie.

Quello di Ayanami è un percorso di crescita unico, che si districa nella difficoltà propria della sua condizione: l’assenza di un’anima propria. Rei è inizialmente un simulacro per l’anima di Lilith, il Secondo Angelo, ma la sua natura artificiale la porta a sperimentare qualcosa di impossibile per un normale essere umano: la rinascita dopo la morte. Ogni volta che la sua vita giunge al termine, Rei viene riportata indietro da Gendo, dentro un nuovo corpo, per continuare a servire lo scopo per cui è stata creata.
E ogni volta, una parte dell’Io della ragazza va come perdendosi, generando un risultato imprevedibile.
Un ciclo che porta Rei a desiderare inconsapevolmente la morte, un epilogo definitivo alla sua esistenza, un riposo che le viene costantemente negato.

Traccia audio: episodio 25
Rei I: “Hai paura di scomparire tu stessa. Hai paura di svanire dall’animo delle persone”
Rei II: “Paura? Non capisco…”
Rei I: “Quando anche quel mondo che è soltanto tuo scompare. Se tu stessa svanisci”
Rei II: “No, sono felice. Perché io voglio morire. Ciò che ambisco è la disperazione. Voglio tornare al nulla”
Rei I: “Però è impossibile. Non puoi tornare al nulla, quella persona te lo impedisce”
Rei II: “Ancora me lo impedisce”
Rei I: “Io sono esistita perché servivo a quella persona”
Rei II: “Però non più.  Non sarò più necessaria, io. Sarò abbandonata da quella persona. Io… nonostante desiderassi tanto quel giorno… adesso ho paura”

Ciononostante, quando rinasce una prima volta, Rei crea un legame indissolubile con Gendo, che porta l’uomo a trattarla quasi al pari di una persona amata. Le seconda Rei è un personaggio fragile, asociale, chiuso, incompleto, che trova nell’obbedienza agli ordini del comandante la sola espressione di un’identità fratturata dal trauma della morte.
Rei, da principio, non sente né comprende la necessità di sviluppare rapporti affettivi o sentimentali con il prossimo, ed esprime la sua esistenza veicolandola attraverso un simbolo; proprio come Shinji riversa la sua solitudine nel suo S-DAT, isolandosi dal mondo che lo circonda, Rei rimane ancorata ad esso grazie all’unico oggetto che è in grado di legare al concetto di affetto: gli occhiali di Gendo, l’unico con cui abbia mai avuto un legame, l’unico che abbia mai mostrato interesse o preoccupazione per lei, arrivando al punto di ferirsi pur di salvarla; il suo creatore, l’unico a considerarla, nonostante tutto, una persona.
Rei è dunque un personaggio che cerca di incanalare tutta la sua attenzione verso un singolo soggetto piuttosto che considerare l’attenzione degli altri verso di sé: pone Gendo ed i suoi ordini al di sopra di ogni cosa, non prova alcun tipo di emozione, la sua esistenza è interamente consacrata al dovere.

In questo, Rei è la pura antitesi di Asuka: una personalità quasi inconsistente, volta esclusivamente all’assoluzione di un compito, completamente slegata da qualunque percezione del sé.
Rei è inizialmente inconsapevole della sua natura, e la sua sola fonte di introspezione deriva dal contatto con la sua anima originale, racchiusa nel nucleo dell’unità-00, e con l’anima di Yui, all’interno dell’unità-01.
Non a caso, è Rei stessa a definire l’Eva come “il suo legame” con se stessa e il resto del mondo, poiché non ha nient’altro se non quell’inconscio collegamento alla sua origine, così come al suo unico scopo: la realizzazione del sogno di Gendo.
Attraverso l’Eva, Rei è in grado di esplorare il suo Io alla ricerca di risposte, ma è con l’avvicinarsi di Shinji che diventa in grado di comprendere la sua identità in relazione a qualcun altro, liberandosi dai vincoli del suo ruolo di strumento nelle mani di Gendo e della SEELE.

Il primo incontro tra la ragazza ed il Third Children è ancora caratterizzato da questi vincoli, che legano Rei ad uno scopo ben preciso: ferita e sofferente in seguito al fallito esperimento di attivazione dell’Eva-00, Gendo usa Rei per insinuare il rimorso nel figlio, sfruttando il suo senso di colpa per convincere Shinji a pilotare l’Eva-01 contro il Terzo Angelo.
L’interesse di Shinji verso Rei è diametralmente opposto rispetto a quello che il ragazzo prova per Asuka: la componente sessuale è praticamente assente, mentre si sviluppa un vago senso di invidia da parte del ragazzo, nel notare la vicinanza tra Ayanami e suo padre.
Shinji, almeno inizialmente, cerca in Rei un egoistico punto di contatto con Gendo, cercando di comprendere la natura del suo legame con la ragazza, e sviluppando lentamente un incomprensibile attaccamento verso di lei: inconsciamente, Shinji ritrova in Rei una traccia del perduto legame materno, anche se non ha i mezzi per comprenderlo appieno.

Questa connessione trova la sua concretezza durante la prima azione congiunta dei due piloti: l’Operazione Yashima, volta alla distruzione di Ramiel, il Quinto Angelo.
Assolvendo inconsapevolmente il suo ruolo di figura materna, Ayanami si staglia a protezione di Shinji, per poi regalargli quello che a tutti gli effetti è il primo gesto di umanità che abbia mai espresso: un semplice, delicato sorriso.
Successivamente, durante l’addestramento per abbattere il Settimo Angelo, Israfel, Rei dimostra di esser dotata di una sincronia perfetta con Shinji, molto superiore a quella di cui Asuka dispone. Questo di per sé non dimostra una crescita, quanto più un legame indissolubile e non ricercato tra i due.
Il rapporto che lega Shinji e Rei è il motore del cambiamento, il sentimento d’affezione che porta Rei a comprendere cosa significhi legarsi davvero a qualcuno, a maturare la consapevolezza della profonda differenza tra il sentimento reale che la lega a Shinji e quello artefatto che invece ha con Gendo.
All’interno dell’unità-01, Rei arriverà a comprendere la sua esistenza in relazione ai suoi rapporti con gli altri, e ad elencare le persone con le quali sente di avere una connessione, ponendo Shinji in cima alla lista, e facendo scivolare Gendo sul fondo, permeando il suo nome di dubbio e diffidenza.
Rei, attraverso la sua vicinanza a Shinji, sta iniziando a realizzare quanto Gendo sia in realtà distante da lei, quanto il loro rapporto sia falso e transitorio, quanto poco sappia dell’uomo per il quale ha vissuto sino a quel giorno.


Chi sono io? Cosa sono io?
Io sono me stessa. Questo corpo costituisce il mio essere, la forma che definisce il mio essere.
Il mio io visibile, che però non percepisco come il mio io.
[…] Avverto presenze esterne al mio io. C’è qualcuno là fuori, al di là della soglia?

Ikari.
Conosco queste persone.
Il maggiore Katsuragi.
La dottoressa Akagi.
Altri ragazzi, compagni di classe.
Il pilota dello 02.
Il comandante Ikari?
Chi sei tu? Chi sei tu? Chi sei tu?

Traccia Audio: Episodio 15
Shinji: “Dimmi, che tipo di persona è mio padre?
Rei: “Non lo so

Nonostante nasca come personaggio incapace di portare alla luce i propri sentimenti, Rei riesce poco alla volta ad esternarli manifestando episodi di imbarazzo, malinconia, rabbia e, addirittura, spirito di sacrificio:  non un sacrificio indotto, sottoposto ad un ordine, ma voluto, in difesa delle persone a lei vicine.

Ed è proprio durante la battaglia con il Sedicesimo Angelo, Armisael, che Rei dà prova di una presa di coscienza. Durante l’attacco, l’Angelo prende possesso dell’unità-00, e tenta di unirsi ad Ayanami, entrando in contatto con lei e portando alla luce i suoi sentimenti: solitudine, tristezza, dolore dell’animo.
L’Angelo diventa dunque veicolo della sua realizzazione emotiva, e tenta di assimilare Shinji, come a testimoniarne la volontà di Ayanami di esternare questa sua solitudine e colmarne il vuoto. Rei trova così la morte, sacrificandosi, per impedire all’Angelo di attaccare il Third Children, ma non prima di aver versato delle lacrime, le prime, cariche di una tristezza finalmente consapevole, liberatoria, umana.

Traccia audio: Episodio 23
Armisael: “Provi dolore, vero? Allora, lo senti, questo dolore dell’animo?”
Rei: “Dolore? No, è diverso… è solitudine. Sì, è solitudine, questa”
Armisael: “Solitudine? Non capisco”
Rei: “Il dispiacere dell’essere soli. Noi siamo in molti… in questo, possiamo detestare l’essere soli. Ciò è quel che si chiama solitudine”
Armisael: “Tale è dunque il tuo animo? Ricolmo di tristezza, il tuo stesso animo”

Rei: “Queste sono… lacrime? Sono io che sto piangendo?

A comparire davanti a Shinji, in ospedale, è qualcuno di completamente diverso.
La terza Rei, il prodotto finale della serie,  quella destinata a compiere il Progetto per il Perfezionamento.
Non possiede i ricordi della Rei che l’ha preceduta, ma ne conserva la volontà, nascosta quanto radicata nei frammenti del suo Io. Una Rei nuova, nata dalle ceneri di una Ayanami che ha finalmente scoperto il significato dei sentimenti.
A dimostrazione di ciò, la terza Rei sembra voler spezzare le catene che la legano a Gendo, distruggendo il suo legame con l’uomo: gli occhiali che preservava con tanta premura.
Una Rei, dunque, che non necessita più di ricordi per tenersi ancorata al mondo, ma che conosce sé stessa ed è conscia della propria natura. Una Rei che rinnega il suo ruolo di strumento senza rifiutare il suo ruolo di involucro. Una Rei libera di scegliere la strada del Perfezionamento, ma alle proprie condizioni.

Al culmine del Third Impact, Rei decide di unirsi a Lilith di sua spontanea volontà, adempiendo al suo destino, ma lo fa scegliendo di privare Gendo del controllo sugli eventi, preferendo affidare le sorti dell’umanità alle mani di Shinji.

Traccia audio: episodio 25’ (End of Evangelion)
Gendo: “Pare che tutto sia cominciato. Avanti, Rei. È il momento di portarmi con te, di ricondurmi da Yui… cosa?!”
Rei: “Mi dispiace, ma io non sono una tua bambola”
Gendo: “Come può essere?!”
Rei: “La verità è che io non sono te”
Gendo: “Ti prego, Rei! Rei, aspetta! Torna da me!”
Rei: “Non posso. Ikari mi sta chiamando, adesso”

Una presa di posizione e di coscienza che riflette l’evoluzione di Rei da oggetto ad individuo, da veicolo sacrificale a volontà che sceglie il sacrificio, da bambola a persona.
Un gesto estremo, che incarna l’essenza stessa dell’umanità di Rei, disposta a perdere ogni cosa pur di salvare qualcun altro.
Una scelta che sancisce il traguardo raggiunto: Rei Ayanami è ormai in grado di sentirsi legata con il suo prossimo, e di desiderare per lui un futuro che dipenda unicamente dalle sue scelte.

Ed è in questo gesto, nella volontà di salvare Shinji, che Rei diventa più che mai un emblema di umanità, a dispetto della sua origine tanto innaturale.
La scelta di affidare ogni cosa alla persona a cui si sente più legata.
Di dare più valore ad un sentimento rispetto ad un ordine; di vivere, e di morire.
Di essere, finalmente, libera.

 

Kaworu

Nell’universo di Evangelion, come abbiamo già visto, il legame indissolubile tra amore e dolore, così come vita e morte, è uno dei temi portanti dell’intera opera.
La dualità di ogni azione, di ogni sentimento, è ciò che fornisce forse una delle più profonde ed interessanti chiavi di lettura del racconto di Hideaki Anno; una visione del mondo troppo consapevole per permettersi di separare il bene dal male, il bianco dal nero.
La connessione tra Eros e Thanatos è infatti quanto di più lontano si possa immaginare dal concetto di separazione, ed esprime piuttosto la natura ciclica di questa antitesi: Amore e dolore sono parte uno dell’altro, così come la morte è parte della vita, e viceversa.

Il tema del sacrificio come scelta consapevole, della morte come massima espressione della vita, è dunque la concretizzazione di questo concetto ciclico: nella scelta della morte, si realizza appieno la propria esistenza, dando alla vita un valore ultimo inestimabile.

Ed è proprio nel sacrificio che possiamo trovare un legame unico tra Rei ed un altro dei protagonisti di questa storia. Un personaggio che fa del libero arbitrio il suo fondamento e la sua definizione, e la cui apparizione, seppur breve, è destinata a cambiare ogni cosa.
Il ragazzo nato dalle ambizioni dell’uomo, che incarna tanto la speranza quanto la disperazione di Shinji Ikari. Colui il cui nome rappresenta la libera scelta, il sacrificio, il tradimento.

Kaworu Nagisa.
L’ultimo avversario della razza umana, nonchè il suo salvatore.

Kaworu, nella sua origine, è un’immagine speculare di Rei: un individuo artificiale, creato dal materiale genetico di un umano e, in parte, di un Seme della Vita. Un guscio, destinato ad ospitare al suo interno l’anima del Primo Angelo, Adam, esattamente come Rei nacque con lo scopo di ospitare quella di Lilith.
Kaworu personifica il paradosso identitario per eccellenza: egli è il Fifth Children, pilota di Eva selezionato dalla SEELE per difendere l’umanità, ma si rivela essere anche Tabris, il Diciassettesimo ed Ultimo Angelo, suo nemico giurato.
Contrariamente a Rei, Kaworu è consapevole della sua natura, e dalle sue parole traspare, cristallina, la sua distanza dalla razza umana, da quei Lilin che desidera comprendere e che è destinato a distruggere.
Nonostante questo, sembra perfettamente padrone della propria identità, intenzionato ad assecondare il volere dell’uomo, ma deciso a portare a termine il suo misterioso scopo personale.

Nonostante compaia solamente nelle fasi finali della storia, Kaworu svolge un ruolo di importanza fondamentale per determinare le sorti di Shinji e dell’intero genere umano.
La SEELE, intenzionata ad accelerare la via verso il Perfezionamento, invia Kaworu a sostituire Asuka come pilota dell’unità-02, con la reale intenzione di usarlo per innescare anzitempo il Third Impact.
Pur essendo nemico dell’umanità, Nagisa mostra uno spiccato interesse verso di essa e la sua cultura, cosi come le questioni umane del dolore e della solitudine. Infatti, Kaworu è solo l’ultimo tra gli Angeli ad aver ricercato il contatto con la mente umana, allo scopo di intuirne le emozioni.
Non ci è dato sapere se il Kaworu che conosciamo fosse realmente alla ricerca di Shinji, se il suo interesse verso il ragazzo derivasse da un’ordine della SEELE, o se fosse solo interessato a comprendere la natura degli esseri umani e abbia trovato nel giovane Ikari un’iconizzazione di quell’esistenza tormentata e dolorosa; in ogni caso, è tramite il contatto con Shinji che Kaworu scopre l’essenza stessa della vita umana e del suo significato: nell’assistere alla sofferenza di Shinji, osserva in prima persona l’incomunicabilità dell’animo, legata a quell’AT-Field che impedisce alle persone di comprendersi e accettarsi.

Traccia audio: Episodio 24
Kaworu: “Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l’un l’altro, però… non è neanche possibile dimenticare la solitudine.
Gli esseri umani non potranno mai affrancarsi dalla solitudine.
Del resto ogni uomo è comunque solo.
Ed è soltanto poiché è possibile dimenticarlo che gli uomini riescono a vivere”

Per Shinji, Kaworu rappresenta un faro nel buio.
Alla sua comparsa, Shinji è ormai giunto al limite della disperazione: la morte di Kaji, il disgusto verso Misato, la distanza che lo separa da Asuka, e la paura nei confronti di Rei l’hanno portato a respingere qualunque contatto con il prossimo, rifugiandosi nella solitudine assoluta.
Privo di ogni pregiudizio sul comportamento umano, e proprio per questo capace di vedere Shinji per la persona che è, Kaworu intuisce che ciò di cui il ragazzo necessita davvero sia qualcuno che lo accetti, che non lo sfrutti né lo allontani, che provi per lui un affetto sincero ed incondizionato.
Il rapporto tra i due ragazzi evolve rapidamente: Shinji, che inizialmente cerca la compagnia del Fifth Children per sfuggire ad una realtà che lo terrorizza, scopre in Kaworu la speranza nelle sue relazioni con il prossimo, e, per la prima volta, abbandona il suo desiderio di solitudine; di contro, Kaworu trova in Shinji le motivazioni per compiere la sua scelta finale, quella che deciderà la condanna o la salvezza dell’umanità.

Consapevole della incompatibilità tra la progenie di Lilith e quella di Adam, Kaworu si interroga sul suo ruolo, sull’animo degli uomini e, in particolare, su quello di Shinji.
Il legame tra l’Angelo e il ragazzo apre a Kaworu una prospettiva del tutto nuova: la possibilità di voler preservare quell’animo meritevole d’affezione, di considerare un’alternativa allo sterminio dei Lilin, di compiere un destino diverso da quello prefissatogli.

Per Kaworu, Shinji è al contempo simbolo dell’uomo, oggetto di indagine e comprensione, e individuo con il quale instaura un rapporto sincero e caratterizzato da un legame umano.
Shinji rappresenta il mezzo per Kaworu per comprendere l’animo umano, ma non solo: è anche quel legame che gli permette per la prima volta di entrare in relazione con un’altra persona, di osservare il valore dell’identità umana nell’espressione dei suoi sentimenti, di arrivare a provare lui stesso delle emozioni.

Se l’incontro tra i due ragazzi sia stato deciso dal caso, dalla SEELE, o da Kaworu stesso, non ha veramente importanza: a prescindere dalle motivazioni iniziali, l’affetto reciproco che si instaura è un sentimento reale, che permette all’uno di sfuggire al dolore della solitudine, e all’altro di comprendere realmente la natura dell’uomo e del suo animo.

Traccia audio: episodio 24
Kaworu: “Capisco. Gli esseri umani provano continuamente dolore dell’animo. È perché l’animo soffre tanto facilmente che anche il vivere risulta doloroso. E in particolare il tuo animo è delicato come il vetro
Shinji: “Il mio animo?”
Kaworu: “Esatto. Meritevole d’affezione
Shinji: “Affezione?”
Kaworu: “Cioè ‘ti voglio bene’

Conscio di questa nuova verità, Kaworu decide di mettere alla prova se stesso, Shinji e l’intera umanità.
Mette così in scena l’ultimo atto del suo copione, prendendo il controllo dell’unità-02 e superando le difese del Geofront, costringendo Shinji ad un disperato inseguimento fin nelle profondità del Terminal Dogma.
Qui, posto di fronte alla verità sull’identità di Lilith, Kaworu capisce di essere giunto al momento che definirà le sorti del pianeta, a seconda della sua scelta: condannare i Lilin, legandosi a Lilith e realizzando l’Unione Proibita? O salvarli, scegliendo dunque la morte?
Kaworu, infatti, è consapevole della sua condizione: la convivenza tra la Stirpe di Adam e quella di Lilith è impossibile per definizione; pertanto, la decisione si riduce al più semplice dei dilemmi: la vita o la morte, lo sterminio o il sacrificio ultimo.

Raggiunto da Shinji nel Terminal Dogma, Kaworu accoglie il ragazzo con tutto il suo dolore, la lancinante sofferenza dell’essere stato nuovamente tradito, questa volta dall’unica persona che gli abbia mai mostrato affetto. Si tratta degli ultimi momenti di Kaworu sulla Terra.
Tabris sa perfettamente che, per lui, la scelta di vivere senza condannare il genere umano, non è contemplata.
Con un amaro sorriso, confida a Shinji la verità su se stesso, sull’AT-Field e sul destino che l’attende, e, esattamente come Rei, decide di rimettere nella mani di Shinji il destino del mondo, accettando un epilogo diverso da quello per lui predestinato, facendosi carico di tutta la sofferenza, donando a Shinji e all’umanità una possibilità di redenzione.

Traccia audio: episodio 24
Kaworu: “Ti ringrazio, Shinji. Confidavo che tu fermassi lo 02. In altro modo, probabilmente avrei continuato a vivere con lei…”
Shinji: “Kaworu, ma perché?”
Kaworu: “Perché io dovrei vivere in eterno. Tale sarebbe il mio destino, anche se ciò risulterebbe nella distruzione dell’uomo.
Però, io posso anche morire a questo modo. Vita o morte hanno in effetti lo stesso valore per quanto mi riguarda. La morte volontaria è anzi la mia unica libertà assoluta

Shinji: “Che cosa? Kaworu, io… io non capisco… non capisco che cosa stai dicendo, Kaworu…”
Kaworu: “Le mie ultime volontà. Avanti, cancella il mio essere. Altrimenti, sarete voi l’essere a scomparire. Una sola forma di vita può venire selezionata ad avere un futuro, scampando il tempo dell’estinzione. E tu.. tu non sei essere dato alla morte. Voi ne avete bisogno, necessitate di un futuro”
Kaworu: “Ti ringrazio. Incontrarti… mi ha reso felice

La decisione di Kaworu è quindi il principio del dilemma di Shinji, che si trova a scegliere tra l’uccisione della persona a lui più vicina o lo sterminio della specie umana.
Un dilemma che Anno ci mostra magistralmente, con una scelta registica coraggiosa e perfetta, nel suo assoluto minimalismo: un minuto di interminabile silenzio, a trasmettere il peso di una decisione impossibile, crudele, angosciante, carica di significato e di dolore.
Infine, un rumore sordo, crudo, dannatamente reale.

Nonostante le devastanti conseguenze che questo gesto avrà sulla mente del ragazzo, Kaworu compie una scelta che riflette la sua volontà di donare una nuova speranza a Shinji ed all’intera razza dei Lilin, veicolando ancora una volta il messaggio finale dell’opera di Hideaki Anno: per quanto si possa soffrire, per quanto si possa provare dolore, per quanto si possa rifuggire il contatto con gli altri, esso è alla base della vita e del suo significato più reale.

Kaworu muore, per permettere a Shinji di vivere.
Un gesto che fa nascere speranza e disperazione allo stesso tempo, che sintetizza la difficoltà del vivere insieme alla sua assoluta necessità.
Kaworu, in questo, incarna un’idealizzazione assoluta, un’icona, un simbolo.

Ed è dunque nel suo sacrificio, così come in quello di Rei, che prende forma l’idea stessa che è alla base di Neon Genesis Evangelion: che nel rapporto con gli altri è insito un ciclo interminabile di amore e di sofferenza, una dualità imperscrutabile e fondamentale, che porta la vita e la morte ad esprimersi l’una nell’altra.

Che il dolore fa parte di noi come qualunque altra emozione.

 

E che nel riconoscere e comprendere quel dolore negli altri, realizziamo noi stessi come esseri umani.